venerdì 29 febbraio 2008

Katoptes

Cadde.
Ma non era il primo.
Era già accaduto a Tunguska, ma quella volta non ne rimase molto.
Questa volta invece l'impatto fu molto più morbido.

Per una sorta di diritto acquisito ogni oggetto che cade dal cielo è di competenza della NASA, ed anche in questa occasione non si era smentita: un piccolo esercito bianco composto da automobili, camion ed elicotteri marciava a passo sostenuto nell'Outback australiano sotto il vessillo dell'ente spaziale americano.

Il deserto rossastro era immerso nell'oscurità della notte rischiarato flebilmente dalla falce di luna calante, ma all'orizzonte un intenso bagliore arancione diventava sempre più visibile man mano che gli uomini dell'agenzia lo avvicinavano come naviganti guidati da un faro.

La luce arancione ormai rischiarava il deserto circostante e mescolandosi con la sabbia rossastra donava alla scena un aspetto surreale; il bagliore era prodotto dalle sterpaglie in fiamme incendiatesi nell'impatto dell'oggetto col terreno, oggetto che ora giaceva immobile sul fondo di un cratere largo un centinaio di metri e profondo un terzo. Il metallo era ancora surriscaldato dal viaggio nell'atmosfera e le chiazze di materiale incandescente pulsavano sulla superficie dell'oggetto con tale intensità da farlo sembrare vivo.

I camion furono i primi ad avvicinarsi al cratere dove subito vomitarono dai loro container uomini in tute pressurizzate che eressero in tempo record una struttura gonfiabile intorno al luogo d'impatto.

A meno di un'ora dall'arrivo, una decina di persone si affannava attorno all'oggetto ora disseppellito e posizionato su un grosso palco metallico all'interno di una camera a tenuta stagna.

Dopo tre giorni di analisi ininterrotte, il fermento era ancora altissimo.
L'Oggetto era lungo dodici metri e largo sei, ricoperto di strane incisioni rimaste incredibilmente illese dal rientro incontrollato.
La parte superiore del guscio era stata rimossa ed adagiata alla parete, dove altri tecnici analizzavano l'impossibile per capirci qualcosa.
Ma il maggior fermento era intorno alla meccanica interna dell'oggetto: c'era poco e niente che potesse ricordare la tecnologia conosciuta.
All'interno solo dodici dischi di spesso cristallo contenenti delle strane sostanze e suddivisi in due gruppi, uno da otto ed uno da quattro.
Ogni ampolla del primo gruppo conteneva un liquido verdastro, in due di esse la sostanza brillava di una fioca luminescenza.
Le ampolle del secondo gruppo contenevano una sostanza azzurro ghiaccio, gelatinosa alla vista.
Da entrambi i gruppi dipartivano numerosi fasci di rigidi cavi dorati minuziosamente allineati tra loro e saldati al telaio per mantenerli in posizione.
Seguendo queste linee i tecnici scoprirono una camera sigillata al di sotto dei dischi, contenente un intricata massa di cavi più sottili, intrecciati come il metallo di una cotta di maglia; ogni nodo immerso in una curiosa sfera rossa.
Altri fasci raggiungevano gli estremi dell' Oggetto e terminavano intorno a dei grossi cilindri metallici, uno per lato.

Mark Thompson, capo tecnico ricercatore della Nasa abbandonò la camera stagna per fare rapporto al suo superiore Bill Rand, che si trovava nella sala di controllo proprio di fronte all'oggetto.

- "allora Mark" disse il capo, "ci sono novità?"
-"qualunque cosa sia non è stato costruito da nessun ente spaziale o militare conosciuto" rispose il tecnico.
-"dunque la provenienza?"
-"Sconosciuta. Houston ha calcolato i vettori a partire dal luogo di impatto.. secondo loro quella cosa era in orbita da anni, forse secoli ma non sappiamo chi e perchè l'abbia messa lassù. Sappiamo solo che la datazione al carbonio 14 dei liquidi interni la fa risalire a 12.000 anni prima di Cristo"
-"Cristo!"
-"Eggià" rispose cupo Mark
-"Cosa sono le incisioni sul guscio?"
-"Non ne siamo molto sicuri, ma ricordano i geroglifici delle civiltà precolombiane, solo molto più complesse" ed aggiunse anticipando la domanda "non sappiamo cosa significhino, dovremo per forza inviare il guscio a qualche archeologo con le palle"
-"capisco" si limitò a dire Bill, poi chiese"E dei liquidi all'interno cosa mi sai dire?"
-"Sono dei miracoli di ingegneria" rispose il tecnico eccitato "abbiamo analizzato al microscopio il liquido verde che brillava ed abbiamo scoperto un ecosistema completo in scala microscopica"
-"puoi spiegarti meglio?"
-"si: il liquido è una soluzione di nutrienti che mantiene in vita alghe unicellulari, le quali sono la base di un ecosistema che ha sul gradino più alto degli organismi unicellulari che generano bioelettricità. In pratica sono delle batterie. In sei di loro però gli ecosistemi erano morti. Probabilmente è per quello che quell'affare è piombato giù"
-"E degli organismi così piccoli possono far volare una cosa come quella?"
-"No, assolutamente. In realtà generano energia a malapena sufficiente per correzioni di volo nello spazio, dove non c'è attrito."
-"Ma come fa a muoversi nello spazio senza propulsori? Il guscio è ermetico"
-"Hai presente i cilindri metallici nei quattro punti cardinali all'interno del guscio? Ne abbiamo analizzato uno ed abbiamo scoperto che sono condensatori molto simili a quelli che si usano in elettronica. Alimentandoli con energia elettrica generano dei flebili campi elettrodinamici inutili sulla Terra, ma efficaci nello spazio. Il principio è lo stesso del nostro satellite sperimentale OMPT"
- Bill fischiò in ammirazione e disse: "Questo ben prima che gli uomini costruissero le piramidi"
-"E non è finita qui" aggiunse Mark con enfasi, "il gel azzurro è una sorta di memoria elettronica ed collegata direttamente col groviglio di cavi che pensiamo sia una rete neurale, dove le sfere rosse simulano i neuroni." dopo una pausa di riflessione esclamò: "Cazzo Bill, quella cosa è intelligente!"
-"Quanto intelligente?"
-"Abbastanza intelligente da restare in orbita per 12.000 anni senza che nessuno la controllasse, abbastanza intelligente per schivare i rottami spaziali che da più di cinquant'anni continuiamo a vomitare lassù ed abbastanza intelligente da capire che non si trova più nello spazio, dal momento che l'attività neurale continua ancora ma ha smesso di alimentare i propulsori. Ti basta?"
-"Si, si mi basta, anzi è anche troppo intelligente per i miei gusti! Ma alla fine che cos'è? Chi o che cosa l'ha messo lassù quando i nostri antenati neanche sapevano accendere un fuoco? E soprattutto che cazzo ci stava a fare sopra le nostre teste?", Bill iniziava a sentirsi nervoso "Ho il telefono che non fa altro che squillare e sai chi è che chiama? Uno è il presidente degli Stati Uniti e l'altro il suo Generale preferito. Tutti e due vogliono le risposte alle domande che ho ti appena fatto. Sotto con il lavoro, abbiamo bisogno di risposte!"

Risposte.. che testa di cazzo.. non abbiamo trovato il solito sasso con un pò di ferro dentro, non si possono trovare risposte in dieci minuti ad un mistero di 12.000 anni.

Questo pensiero Mark lo tenne per se e si avviò fuori a prendere una boccata d'aria nel fresco deserto del primo mattino.
Volse lo sguardo al bordo del cratere e notò una sagoma nera che si stagliava contro il cielo azzurro; neanche il tempo di adattare gli occhi al forte contrasto della luce diurna, che la sagoma voltò su se stessa e sparì.
Tre giorni dopo, alle quattro del mattino Mark fu svegliato dal bussare sulla porta del suo container-alloggio, aveva lavorato ininterrottamente per 36 ore e si era concesso un pò di riposo. Chi lo stava cercando sembrava intenzionato ad abbattere la porta, se lui non avesse risposto.

Mark andò ad aprire e trovò il suo collaboratore Robert sudato e con uno sguardo spiritato come se avesse visto un fantasma che disse "Abbiamo l'immagine!" e corse di nuovo verso il laboratorio. Mark lo seguì a ruota scattando come un centometrista; fortuna che dormiva vestito. Ora l'Oggetto era circondato da tutto lo staff di ricerca. Mark si fece largo tra i colleghi e si portò in prima fila e si mise a fianco a Bill. Un fascio di cavi elettrici era stato innestato sui fili dorati di ogni disco con il gel azzurro e tutti confluivano in un unico circuito elettrico costruito per l'occasione. Il circuito era collegato a sua volta ad un computer portatile che ora mostrava sul monitor una serie di geroglifici come quelli incisi sul guscio.

-"Tutto qui?" disse Mark.
Bill, più addormentato di lui, gli fece eco seccato.
-"Oh no! Questo è solo l'inizio" rispose Robert, con il tono di chi sa di avere qualcosa che scotta tra le mani
Digitando sulla tastiera, Robert prelevò altri dati dalla memoria. Ora sullo schermo comparve la Terra.
"La Terra!" urlò Bill! "Stiamo vedendo la Terra come era 12.000 anni fa!"
Il globo era visibile nella sua interezza, sia l'emisfero in ombra che quello illuminato dal sole; il video estratto malamente risultava accelerato ed il pianeta ruotava velocemente, come in quei documentari naturalistici.
Mark esclamò sottovoce "Ma che cazzo.." poi spaventò Robert urlando "FERMA! FERMA IL VIDEO!"
Robert eseguì. Il vociare della sala si spense di colpo.
Tra le coste americane e quelle europee c'era qualcosa che non ci doveva essere: un lembo di terra grosso come l'Australia.
Robert aveva fermato l'immagine leggermente in ritardo ed il continente era entrato nell'emisfero notturno.

Tutti rimasero a bocca aperta: luci! c'erano delle luci laggiù! Erano disposte in cerchio a partire da un centro comune, sembravano appartenere ad un unica, estesa città.
Ad un cenno di Bill, Robert fece ripartire il video. Questi riprese a scatti, saltando dei fotogrammi di tanto in tanto. L'immagine cambiò di colpo e se possibile stupì ancora di più i presenti.
Il monitor mostrava l'Asia, più verdeggiante di come appare oggi, d'un tratto un immensa esplosione rossa sbocciava come un fiore spazzando via persino le nuvole intorno. Lo zoom si riduce e permettendo di vedere una Terra costellata di queste esplosioni rosse. Il filmato scattò ancora: ora mostrava un uomo che parlava in una lingua sconosciuta sulla sommità di un edificio che ricordava le piramidi Maya. Sullo sfondo si vedevano chiaramente degli edifici che sembravano grattacieli, piramidi Maya e persino egiziane si stagliavano contro un cielo cupo, troppo cupo per essere reale. L'orizzonte sembrava tremare, forse il video era danneggiato.
L'uomo aveva negli occhi uno sguardo allarmato, ma parlava con voce tranquilla, quasi rassegnata. La qualità del video era sufficientemente buona per vedere che delle lacrime silenziose scivolavano sul suo viso.

Mentre parlava, l'orizzonte tremolante cresceva sempre di più, sino rivelarsi una gigantesca onda alta più della città. L'uomo continuava a parlare, incurante della forza travolgente che inghiottiva e sbriciolava all'istante quelle maestose costruzioni. La massa d'acua gli arrivò velocissima addosso scaraventandolo contro la cinepresa, per un fugace attimo la sua faccia rimase schiacciata contro lo schermo, poi rimase solo un silenzioso effetto neve. Nessuno nella stanza proferiva parola.

Il primo ad interrompere il silenzio fu Bill che con la bocca impastata chiese "C'è altro?"

Robert impartì una serie di comandi e sullo schermo comparve di nuovo l'immagine della Terra, ma questa volta la stranezza non era un continente in più, bensì la mancanza di tutti i continenti all'appello. Tutto era ricoperto dalle acque, qua e là in un vasto oceano spuntava qualche isola, ma era del tutto impossibile identificarle; anche i poli erano scomparsi.

Il video si interruppe. Robert non riuscì a recuperare di più.
Mark parlò ad alta voce, anche se in realtà piuttosto conversando con se stesso.
"Mio Dio..quella non può essere altro che Atlantide! Questo oggetto dev'essere stato un satellite di osservazione al quale forse è stato affidato l'ultimo messaggio di una civiltà morente prima del.." si fermò un attimo per trovare le parole.
Robert suggerì "inondazione?"

"Diluvio" precisò una voce sconosciuta alle sue spalle. Mark si voltò e riconobbe la figura sul che aveva intravisto sul bordo del cratere: non era nera per via del forte contrasto ma perchè l'uomo, austero e brizzolato, indossava una tunica nera. Sembrava una tenuta da vescovo ma totalmente priva di colori.
Bill visibilmente impacciato si sentì in dovere di presentare quella persona: "Mark, posso presentarti Monsignor Alberti, inviato della Santa Sede?"
Mark notò solo in quel momento che tutti gli altri tecnici erano scomparsi, ad eccezione di Robert. Probabilmente avevano ricevuto l'ordine di allontanarsi.
Il capo tecnico, che non aveva mai brillato in teologia, disse "E cosa ci fa un prete qui?"
Alberti rispose in perfetto inglese: "Lei non vede molti preti ,vero, Mr Thompson? No, non sono un semplice pastore: quelli come me non li ha mai visti nessuno, almeno in questo secolo" gli occhi del clerico non si staccavano da quelli di Mark e nemmeno si prendevano la briga di sbattere le palpebre.
Mark rispose "Va bene, mi dica perchè è qui".
Alberti si avvicinò con noncuranza all'Oggetto e disse facendo scorrere la mano guantata sul telaio"Diciamo che il Vaticano non è così insensibile alla scienza come si vuol fare credere: per certi argomenti anzi ha un interesse quasi, come dire.. morboso" si chinò con tranquillità per osservare l'interno dell'Oggetto, poi si raddrizzò e disse ai tecnici: "l'Oggetto, o Katoptes come ci piace chiamarlo, è a partire da questo momento di proprietà della Santa Chiesa. Un nostro elicottero verrà a prelevarlo per portarlo in un posto dove non potrà nuocere all'Unica Verità.
"Ma neanche per sogno!" protestò Robert "questa scoperta appartiene alla Nasa ed agli Stati Uniti d'America. Non avete il diritto di fare questo. Fa qualcosa Bill!"
Bill scrollò la testa, impotente.
Mark allungò un braccio per contenere la rabbia del suo collega e disse ad Alberti "Così si chiama Katoptes.. è una parola del greco antico: significa osservatore. Credo che voi sappiate di cosa si tratta, anche meglio di noi. Scommetto che all'unica verità darebbe fastidio se il mondo sapesse chi e che cosa provocò il Diluvio. Scommetto anche che darebbe molti grattacapi pure a voi, peggio ancora se riuscissimo a recuperare millenni di registrazione! Ma noi non ve la consegneremo tanto facilmente"
Alberti scrollò la testa, mise una mano nella tasca interna della tunica ed estrasse una fiala di vetro con un liquido giallo e disse "Voi avete tre scelte: o fate ciò che è giusto lasciandomi trasferire il Katoptes in un posto sicuro oppure il fuoco avrà cura di cancellare ogni traccia di questa macchina blasfema"

"E la terza opzione?" chiese Robert

Alberti estrasse una pistola a canna lunga e la puntò contro il gruppetto "La terza opzione sarebbe sgradevole da adottare per un uomo di Chiesa"

"Bastardo!" gridò Robert rosso di rabbia. Alberti non fece una piega e piantò una pallottola dritta nella gamba dell'uomo, che collassò a terra urlando di dolore; si avvicinò agli altri due uomini con la pistola all'altezza dei loro petti: "Ve lo chiedo ancora una volta: consegnatemi il Katoptes"

Mark valutò le possibili azioni: niente da fare, li aveva messi con le spalle al muro.

Con la coda dell'occhio vide Robert afferrare una scatola degli attrezzi; Alberti intuì qualcosa e si voltò verso il tecnico ferito, ma questi gli scagliò contro la scatola metallica che lo colpì in faccia. Sparò un colpo, ma andò a vuoto rimbalzando contro il guscio metallico del Katoptes. Mark ne approfittò per gettarsi contro l'uomo: riuscì a disarmarlo, ma caddero a terra in una colluttazione violenta e nella foga la boccetta del vescovo nero scivolò a terra.
Rotolando sul pavimento al ritmo dei loro pugni, il clerico non era uno sprovveduto ci sapeva fare, Alberti schiacciò inavvertitamente con la schiena la fiala e subito il fuoco avvampò attorno alla sua tunica.
Mark si allontanò scattando come una molla, mentre le fiamme crescevano di intensità.
Il vescovo nero si rialzò in fiamme, ma invece di cercare di spegnerle guardò i tre uomini negli occhi, e con uno sguardo esaltato si gettò contro il Katoptes senza proferire parola.

"No!" urlarono all'unisono i tre tecnici, ma ormai era troppo tardi. La sostanza che Alberti aveva addosso era estremamente aggressiva, e nel giro di pochi istanti il satellite era avvolto dalle fiamme. Un sinistro scoppiettio proveniva dalla zona dei dischi, un rumore di vetro che si incrina, e si infrange.

"No" ripetè Mark sommessamente.

Bill gli mise una mano sulla spalla "E' finita, andiamo via".
Guardò ancora una volta il Katoptes in fiamme, e sentì sopra di sè tutto il peso della sconfitta, poi presero Robert sotto braccio ed uscirono dalla struttura ormai aggredita dalle fiamme.
Portarono il tecnico ferito in infermeria, poi si sedettero affranti sul bordo del cratere ad osservare gli altri uomini della loro squadra affannarsi per spegnere l'incendio.

Ma ormai era troppo tardi.

- "12.000 anni di storia e misteri finiti in fiamme per colpa della follia umana" disse Bill sconsolato
Mark non diceva nulla, non c'era nulla che si potesse dire.

Tornarono da Robert per informarsi sulla ferita. Egli riferì quello che gli avevano detto i medici: nessuna lesione grave, bisognava solo estrarre il proiettile. Almeno una buona notizia.Poi sul volto di Robert si dipinse un sorriso sardonico: "Coraggio! Abbiamo ancora il guscio e.." rovistando sotto le coperte all'altezza del petto: ".. questo" disse, mostrando agli altri un dvd.
Mark al colmo della gioia disse: "Dimmi che è quello che penso, figlio di puttana!" e Robert annuì.
Bill esultò abbracciando Robert, poi Mark.

Il tecnico aveva registrato tuttò ciò che avevano visto sul computer portatile.

La notizia del ritrovamento del Katoptis e dei filmati contenuti fece il giro del pianeta. Ogni media, dal giornale locale ai più grandi broadcaster TV ed Internet schiaffarono in prima pagina quelle incredibili immagini. Dell'eminenza nera nessuna traccia naturalmente, solo un vago riferimento ad un incendio.

Ma questa volta l'Unica Verità avrebbe avuto una bella gatta da pelare.


Fine

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