martedì 4 marzo 2008

Deep

Lui e sua moglie non si meritavano questo.

Aveano trascorso una vita a bordo della loro nave come corrieri privati ma dopo questo viaggio avevano intenzione di stabilirsi su qualche bel mondo tranquillo lontano dalle rotte commerciali per crescere il loro figlioletto.
Erano salpati da un porto orbitale attorno ad un mondo incandescente, in un sistema dove tre soli tingevano tutto con surreali giochi di luce.
Il mondo che dovevano raggiungere era lontano: 650 anni luce da lì, ai confini delle stelle conosciute.
La loro nave è attrezzata con motori di salto dell'ultima generazione, che possono coprire quella vasta distanza in poco più di una settimana attraversando quella realtà alternativa che è l'iperspazio.
La distanza è grande, pochi piloti si arrischiano a percorrerla in un unico salto.

Sua moglie, ottimo pilota, punta il muso della nave verso l'uscita del porto orbitale. Deve concentrarsi molto, il traffico è intenso e deve fare attenzione a non entrare in collisione con le chilometriche navi da trasporto pesante che intasano il porto.
Il codice nautico proibisce di entrare in iperspazio nelle vicinanze del porto: lo squarcio nello spazio-tempo, che rimane aperto per tutta la durata del viaggio, disturba gli strumenti elettronici.
Sua moglie lo sa benissimo ed aspetta di frapporre tra loro ed il porto qualche migliaio di chilometri di distanza.
Il marito è un capace navigatore e nel frattempo programma un ottima rotta iperspaziale che permette loro di ridurre di un giorno la durata del loro viaggio.

Tutto è pronto.

Nella cabina di pilotaggio i coniugi si tengono per mano, lo fanno sempre prima di ogni salto. Guardano il meraviglioso panorama davanti a loro, quei tre soli così rassicuranti che illuminano di un soffice color ocra i gas della nebulosa in cui si trovano.
Lui fa un cenno a sua moglie e lei annuisce, porta in avanti una leva sulla console di pilotaggio e con un lampo bianco tutto cambia: niente soli, niente gas luminescenti, solo il nero dello spazio e miliardi di stelle lontane.

Chissà qual'è la loro.

Strano però, il mondo dove erano diretti avrebbe dovuto trovarsi proprio di fronte a loro
Una spia rossa si accende silenziosamente sul pannello di diagnostica. Lui controlla sperando che non sia quello che pensa.

Invece è' successo: il loro peggiore incubo è diventato realtà.

Il motore di salto si è spento nell'istante in cui la nave veniva proiettata nell'iperspazio, un sovraccarico lo ha danneggiato lasciando la nave alla deriva nella dimensione alternativa e questo significa che il ritorno alla realtà è stato casuale nel tempo e nello spazio: per quello che ne sanno potrebbero trovarsi anche in un altra galassia.

Sono alla deriva persi chissà dove e purtroppo con i motori convenzionali impiegherebbero migliaia di anni solo per raggiungere la stella più vicina.

Lanciano un SOS, sperando che possa essere captato da qualche nave di passaggio ma sanno benissimo che è un tentativo perso in partenza.

Lui va in sala macchine per controllare la reale entità del danno.
Quando torna in plancia sua moglie capisce immediatamente che sono in guai seri, una lacrima le solca il viso. Sa che quello che le dirà non le piacerà:
anche se per loro il trasferimento è stato istantaneo, dal sistema di diagnostica risulta che nello spazio reale sono trascorsi quasi quattromila anni.

Anche riuscissero a tornare a casa, tutto sarebbe diverso: non ci sarebbero più parenti da abbracciare ed amici da salutare, anche la civiltà che conoscevano sarebbe stata diversa.
Il marito la abbraccia forte e restano così per tanto tempo, non saprebbero nemmeno dire per quanto.
Poi lei comincia a parlare della vita che aveva sempre sognato, di dove avrebbe voluto vivere: quel mondo tutto verde con due lune, hai presente? Ti ricordi che paesaggi? E che pace!
Le sarebbe piaciuto crescere laggiù il suo piccolo.

Il marito le accarezza la testa con dolcezza e cerca di infonderle un po' di coraggio: parli come se ormai fossimo spacciati ma siamo ancora vivi, e la nave è in perfette condizioni, potremmo stare in vita per anni e chissà, non si può mai dire.
I mesi passano, tutti uguali.. gli sembra di impazzire ma per fortuna loro figlio è nato e sta crescendo forte e sano.

La loro unica ragione di vita.
Loro fanno tutto quello che possono per farlo vivere felice, giocano con lui, gli fanno da insegnanti per dargli un istruzione, anche se in cuor loro sanno che non potrà mai metterla a frutto.

Sono passati sette anni da quel tragico giorno che lasciarono il porto, più altri quattromila per il resto dell'universo.
Ogni notte lei sognava che un astronave della flotta veniva a raccoglierli per portarli a casa e ogni maledetta mattina si svegliava piangendo. Allora scriveva nel diario di bordo, ormai diventato il suo diario tutta la frustrazione per quel trattamento ingiusto.

Nessuno aveva raccolto il loro messaggio lanciato anni prima.

Suo marito però era sempre lì a consolarla, se non fosse stato per lui a quest'ora avrebbe già preso la Pillola.
La "dolce morte" la chiamano gli astronauti: è come dormire ma non ti svegli più. La soluzione più indolore per casi come il loro.

Oggi però è il giorno zero: il supporto vitale della nave non è più in grado di svolgere il suo compito: niente più calore, acqua cibo e aria ma solo il lento congelamento della nave alla balia del freddo vuoto.

L'ultimo piatto è per loro figlio, il suo preferito. Dopo aver mangiato lui chiede mamma, quand'è che andiamo in quel posto tutto verde di cui mi parli tanto?

Stavolta anche il marito piange ed è lui a rispondere.

Presto, figlio mio.

Così dicendo gli porge una pillola di forma triangolare di un blu brillante.

Ho sonno papà.

La mamma lo stringe forte tra le sue braccia, sinchè non si addormenta.

Adesso tocca a loro.

L'SOS era giunto sul loro mondo cento anni addietro, quando ancora le astronavi si muovevano con andatura incerta nell'orbita del pianeta. Il Contatto come lo chiamavano, fu per loro un faro per lo sviluppo e la ricerca nello spazio, la conferma che non erano soli.

Quando gli scienziati localizzarono la sorgente del messaggio restarono sbalorditi poiché aveva origine a soli 90 milioni di chilometri dal loro sistema solare.

Molti eventi si susseguirono da allora, che culminarono con la costruzione della prima nave extrasolare con equipaggio e oggi, sette anni dopo la partenza, quelle persone possono osservare da vicino il vascello dalle forme così insolite.
All'interno della nave nessun segno di vita e nessuna luce, tutto rimane immoto.

La squadra di esplorazione entra nell'astronave. Perlustrano tutti i ponti, vedono apparecchiature e simboli sconosciuti e piante dalle forme esotiche cristallizzate dal gelo cosmico.

Infine li trovano.
I tre esseri sono lì, distesi su una superficie simile ad un letto. Uno dei due più grandi, quello cinto ai fianchi dal braccio dell'altro, stringe, a se il più piccolo.

La bassissima temperatura ha fotografato il ricordo di quella sciagura.

Tutto l'equipaggio lavora alacremente per decifrare il diario di bordo, per poter capire cosa possa essere accaduto.
Passano i mesi, ma finalmente ci riescono. Apprendono del guasto ai motori iperspaziali, dei 4000 anni che li avevano separati per sempre dalle loro genti. E poi l'amore, la rabbia e la frustrazione di due genitori per il futuro beffardo e crudelmente negato al proprio figlio.

Adesso è tempo di tornare a casa.

Nessuno parla sulla nave, i loro ordini sono chiari: in caso di relitto rimorchiare la nave sino a casa; solo che si sentono come se avessero violato la tomba di un loro caro.
Perchè per quanto il tempo e la distanza separassero questi esseri dalla pelle verde e squamosa da loro, i sentimenti che mostrarono furono gli stessi di quelli umani.
In un certo senso realizzarono il sogno di questa madre: probabilmente la Terra le piacerebbe molto, se potesse vederla. Fu parere comune di tutti i governi del globo quello di concedere degna sepoltura a quegli sventurati nel fitto verde di una foresta, lontani da occhi indiscreti.

La sciagura capitata a quei poveri naufraghi provenienti da stelle lontane fu però la fortuna del genere umano che grazie ai segreti custoditi in quella nave riuscì a aprirsi la via tra le stelle.

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