<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-21945358761755230</id><updated>2011-07-07T19:23:53.268-07:00</updated><category term='Fantasy'/><category term='Fantascienza'/><category term='Presentazione'/><category term='Steampunk'/><title type='text'>Zeta Racconti</title><subtitle type='html'>un angolo di web per raccontare</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://zetaracconti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21945358761755230/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zetaracconti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Sergio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03628565534835818797</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>4</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21945358761755230.post-7589244982308508723</id><published>2010-06-08T13:18:00.000-07:00</published><updated>2010-06-08T13:26:33.267-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Steampunk'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantasy'/><title type='text'>Incipit</title><content type='html'>La fitta foresta era fiocamente illuminata dalla luna piena, mentre una sottile nebbia aleggiava nell’aria gelida.&lt;br /&gt;Lontano, chissà dove, risuonava l’ululato di qualcosa simile ad un lupo, ma Grommer non poteva esserne sicuro, perché sapeva che in questa landa vivevano cose ben peggiori che i lupi: si strinse nelle spalle e rabbrividì, dicendo a se stesso che era solo il freddo.&lt;br /&gt;Zoppicando nella neve si allontanò il più velocemente possibile dal relitto in fiamme della sua aeronave.&lt;br /&gt;Il motore a vapore, orgoglio delle forge dei nani, spuntava contorto dallo scafo sventrato e la caldaia, riscaldata dal fuoco incontrollato dell’incendio che aveva trovato terreno fertile sulla tela del pallone aerostatico, era deformata dalla pressione crescente e rischiava di esplodere da un momento all’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti, pochi secondi dopo una potente onda d’urto scaraventò Grommer a terra.&lt;br /&gt;Fortunatamente era riuscito ad allontanarsi abbastanza da non rimanerne ucciso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si rialzò barcollante e si diresse verso alcuni rottami in fiamme che crepitavano invitanti nel gelo invernale.&lt;br /&gt;Si sedette su quel che restava di un barile e mentre il calore scioglieva la neve sui suoi abiti ripensò agli eventi appena trascorsi.&lt;br /&gt;La mattina precedente aveva accettato di portare un passeggero ad Alosya, la città poco oltre la Selva di Herron, la misteriosa foresta in cui si trovava adesso.&lt;br /&gt;Questo passeggero, un ometto calvo con grossi occhiali rotondi, gli era sembrato un tipo a posto, sicuramente meglio di molta gentaglia con cui aveva avuto a che fare nel suo mestiere di Aeronauta.&lt;br /&gt;Notò però che aveva una gran fretta di partire e che per tutto il tempo non aveva mai staccato la sua mano destra dalla tasca, come se stringesse qualcosa di molto prezioso: a ripensarci adesso, questi due fatti potevano significare solo guai..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nemmeno mezz’ora prima stava solcando il cielo sopra la foresta a bordo della Silvana, la sua nave, con il motore che sbuffava pigramente alla potenza minima di sostentamento.&lt;br /&gt;Mentre navigava la sua nave nei cieli, si meravigliò in silenzio dell’ingegno dei nani.&lt;br /&gt;Fu circa cento anni fa che un nano pieno di inventiva di nome Horst Fondiferro divenne famoso in tutti i Cinque Regni grazie alla scoperta della forza racchiusa nel vapore.&lt;br /&gt;Dopo i primi barcollanti carri senza cavalli, inutili gingilli lenti e puzzolenti, le cose migliorarono a vista d’occhio sino a quando sotto gli occhi di una folla meravigliata riuscì a sollevare nell’aria un piccolo brigantino e farlo navigare nel cielo.&lt;br /&gt;Prima di quell’evento i maghi derisero Fondiferro per questa sua folle idea di “tecnologia”: essi sentenziavano che la levitazione di una nave richiedeva una quantità di magia che nemmeno i più potenti stregoni delle leggende possedevano e che quindi sarebbe stato più che impossibile riuscirci per un comune nano, razza per natura cieca alla magia.&lt;br /&gt;Dopo furono costretti, con gran divertimento di Fondiferro, ad ammettere che avevano torto e dovettero guardare stizziti le sue forge espandersi velocemente per via della grande richiesta di questi motori, motrici o come diavolo li chiamava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il filo dei suoi pensieri venne interrotto dalla vocina nervosa del suo passeggero che chiedeva informazioni sulla rotta.&lt;br /&gt;L’ometto, che si chiamava Fergusson, era restato per tutto il viaggio a scrutare il cielo con occhi preoccupati, mentre chiedeva, con una frequenza assillante, quanto mancasse all’arrivo.&lt;br /&gt;Grommer era di poche parole, non si curò di chiedere il motivo di tale preoccupazione, ma se ne pentì quando improvvisamente scesero da un’imprecisata posizione sopra l’aeronave due cavalieri, in sella a draghi neri come la notte, che si affiancarono ai lati della nave puntando le loro balestre contro i due.&lt;br /&gt;Grommer valutò il da farsi: attaccare due draghi a bordo di una nave di legno appesa ad un pallone equivaleva ad un suicidio, affrontare in uno scontro diretto i cavalieri con il coltello che portava alla cintura, pure.&lt;br /&gt;Era certo che non volevano lui perché non aveva fatto nulla di così grave da meritare l'attenzione di due cavalieri alati.. almeno ultimamente.&lt;br /&gt;Per un attimo accarezzò l’idea di consegnare Fergusson, ma obbedì al suo personale codice d’onore che lo vincolava a portare a destinazione un passeggero a qualunque costo.&lt;br /&gt;Fergusson invece era nel panico, la sua testa ruotava da un cavaliere all’altro con gli occhi pieni di paura.&lt;br /&gt;Grommel gli fece segno di non muoversi e di restare calmo ma troppa era la paura in Fergusson che tentò una corsa disperata verso il ponte inferiore.&lt;br /&gt;Il primo dardo si conficcò vicino alla rotula e l’ometto cadde in avanti.&lt;br /&gt;Nella caduta il contenuto della tasca cadde e scivolò sino ai piedi di Grommer: ciò che vide fu un oggetto nero a forma di L e grosso poco più di un pugno; nel pallido chiarore lunare l’altro cavaliere, che lo teneva sotto tiro, non se ne accorse.&lt;br /&gt;Fergusson nel dolore sibilò di raccoglierlo, e di usarlo contro i cavalieri.&lt;br /&gt;Grommel gli chiese come, ma la seconda freccia colpì l’ometto alla tempia prima che potesse rispondere.&lt;br /&gt;Approfittando del breve attimo in cui i cavalieri incoccavano un altro dardo, rotolò sul ponte raccogliendo l’oggetto ed approfittando dell’inerzia si rifugiò tra l’argano dell’ancora ed il camino della caldaia, un riparo che gli avrebbe dato una manciata di secondi di copertura dagli assalitori.&lt;br /&gt;Osservò velocemente l’oggetto: sembrava una balestra di ferro senza bracci, con un piccolo manico con un grilletto ed un foro delle spessore di quasi due dita nella parte più lunga, era interamente metallico e piuttosto pesante.&lt;br /&gt;Pensò che dardi così piccoli e tozzi da passare per quel foro sarebbero rimbalzatati sulla pesante armatura dei cavalieri e si vedeva già cadere con quest’azione patetica sotto i ghigni divertiti dei due.&lt;br /&gt;Quando però vide il primo cavaliere puntargli contro l’arma pronto a sparare, Grommel non pensò nemmeno: puntò la strana balestra verso il nemico e premette il grilletto.&lt;br /&gt;Sentì uno scoppio da far male alle orecchie mentre l’oggetto sembrò prendere vita torcendogli violentemente il braccio verso l’alto.&lt;br /&gt;Ma ciò che lo riempì di stupore fu che non vide nemmeno partire il dardo, sempre ammesso che si trattasse di un dardo: prima che il cavaliere venisse disarcionato e scaraventato nel vuoto dalla forza del colpo, vide che la sua armatura all’altezza del petto era orrendamente bucata, con un foro delle dimensioni di un pugno.&lt;br /&gt;Il secondo cavaliere eseguì una virata in picchiata appena vide l'areonauta puntare l’arma verso di lui.&lt;br /&gt;Perché è fuggito, si chiese il Grommer: il suo nemico avrebbe avuto tutto il tempo per sparare mentre lui era indifeso per incoccare il secondo colpo, che non aveva la minima idea di come fare.&lt;br /&gt;Il cavaliere riemerse dall’altro lato della nave e sparò con la balestra, ma la velocità della manovra gli costò in precisione ed il dardo sibilò accanto all’orecchio di Grommer.&lt;br /&gt;Questi si girò di scatto appena in tempo per vedere il suo assalitore scomparire in una nube poco sopra la nave.. ma di cosa aveva paura?&lt;br /&gt;Poi intuì: forse quest’arma poteva sparare più di un colpo alla volta e dunque la puntò verso la nube..&lt;br /&gt;Per un attimo non accadde nulla, poi, nel pallido chiarore lunare, vide la nuvola diventare rossa come il fuoco.. e per la seconda volta in pochi minuti si vide morto, questa volta carbonizzato.&lt;br /&gt;Le prime ad emergere furono le fauci del drago, spalancate e fiammeggianti, pronte ad incenerire lui e la sua nave; ancora una volta Grommer premette il grilletto e con suo sollievo l’arma sparò, colpendo il drago in bocca.&lt;br /&gt;La complessa meraviglia biologica che permette ad un drago di sputare fiamme è letale quanto delicata per via dei suoi intricati dotti incendiari e palati multipli che fungono da valvole, per questo la lesione causata dal proiettile innescò un’esplosione che polverizzò la testa del drago e dilaniò il suo cavaliere.&lt;br /&gt;Il corpo senza vita del drago roteava impazzito e con il moncone di collo in fiamme colpì lo scafo della Silvana, che prese fuoco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Doveva perdere quota, e subito: se il fuoco avesse raggiunto il pallone, il miracolo che sospendeva la nave nel vuoto sarebbe svanito e la Silvana avrebbe avuto la galleggiabilità di un sasso.&lt;br /&gt;Aprì al massimo le valvole di sfogo del pallone perdendo aria calda. Il terreno si avvicinava rapidamente, ma ancora non era abbastanza: le fiamme alimentate dal legno dello scafo presto sarebbero state abbastanza alte da raggiungere il pallone.&lt;br /&gt;A dieci metri da terra, il pallone prese fuoco ed in quel preciso istante la Silvana fu nuovamente tra le grinfie della gravità...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fuoco dei rottami stava riportando un po' di calore nel suo corpo. Nonostante quella foresta gli mettesse i brividi decise che non era saggio attraversarla di notte, dunque avrebbe aspettato il mattino per mettersi in cammino verso Alosya.&lt;br /&gt;Prese in mano l'arma e l'osservò rigirandola pensieroso.. quanto potere per un singolo uomo si disse.. solo uno stregone dopo decenni di dedizione alla magia avrebbe potuto avere la meglio così facilmente su due cavalieri alati.&lt;br /&gt;Pensando al potere inimmaginabile di un esercito con simili armi, mormorò tra sè: "questo cambierà tutto"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21945358761755230-7589244982308508723?l=zetaracconti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zetaracconti.blogspot.com/feeds/7589244982308508723/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21945358761755230&amp;postID=7589244982308508723&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21945358761755230/posts/default/7589244982308508723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21945358761755230/posts/default/7589244982308508723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zetaracconti.blogspot.com/2010/06/incipit.html' title='Incipit'/><author><name>Sergio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03628565534835818797</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21945358761755230.post-3937070477985669111</id><published>2008-03-04T05:06:00.000-08:00</published><updated>2008-04-30T03:03:15.156-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantascienza'/><title type='text'>Deep</title><content type='html'>Lui e sua moglie non si meritavano questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveano trascorso una vita a bordo della loro nave come corrieri privati ma dopo questo viaggio avevano intenzione di stabilirsi su qualche bel mondo tranquillo lontano dalle rotte commerciali per crescere il loro figlioletto.&lt;br /&gt;Erano salpati da un porto orbitale attorno ad un mondo incandescente, in un sistema dove tre soli tingevano tutto con surreali giochi di luce.&lt;br /&gt;Il mondo che dovevano raggiungere era lontano: 650 anni luce da lì, ai confini delle stelle conosciute.&lt;br /&gt;La loro nave è attrezzata con motori di salto dell'ultima generazione, che possono coprire quella vasta distanza in poco più di una settimana attraversando quella realtà alternativa che è l'iperspazio.&lt;br /&gt;La distanza è grande, pochi piloti si arrischiano a percorrerla in un unico salto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sua moglie, ottimo pilota, punta il muso della nave verso l'uscita del porto orbitale. Deve concentrarsi molto, il traffico è intenso e deve fare attenzione a non entrare in collisione con le chilometriche navi da trasporto pesante che intasano il porto.&lt;br /&gt;Il codice nautico proibisce di entrare in iperspazio nelle vicinanze del porto: lo squarcio nello spazio-tempo, che rimane aperto per tutta la durata del viaggio, disturba gli strumenti elettronici.&lt;br /&gt;Sua moglie lo sa benissimo ed aspetta di frapporre tra loro ed il porto qualche migliaio di chilometri di distanza.&lt;br /&gt;Il marito è un capace navigatore e nel frattempo programma un ottima rotta iperspaziale che permette loro di ridurre di un giorno la durata del loro viaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto è pronto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella cabina di pilotaggio i coniugi si tengono per mano, lo fanno sempre prima di ogni salto. Guardano il meraviglioso panorama davanti a loro, quei tre soli così rassicuranti che illuminano di un soffice color ocra i gas della nebulosa in cui si trovano.&lt;br /&gt;Lui fa un cenno a sua moglie e lei annuisce, porta in avanti una leva sulla console di pilotaggio e con un lampo bianco tutto cambia: niente soli, niente gas luminescenti, solo il nero dello spazio e miliardi di stelle lontane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà qual'è la loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Strano però, il mondo dove erano diretti avrebbe dovuto trovarsi proprio di fronte a loro&lt;br /&gt;Una spia rossa si accende silenziosamente sul pannello di diagnostica. Lui controlla sperando che non sia quello che pensa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece è' successo: il loro peggiore incubo è diventato realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il motore di salto si è spento nell'istante in cui la nave veniva proiettata nell'iperspazio, un sovraccarico lo ha danneggiato lasciando la nave alla deriva nella dimensione alternativa e questo significa che il ritorno alla realtà è stato casuale nel tempo e nello spazio: per quello che ne sanno potrebbero trovarsi anche in un altra galassia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono alla deriva persi chissà dove e purtroppo con i motori convenzionali impiegherebbero migliaia di anni solo per raggiungere la stella più vicina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lanciano un SOS, sperando che possa essere captato da qualche nave di passaggio ma sanno benissimo che è un tentativo perso in partenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui va in sala macchine per controllare la reale entità del danno.&lt;br /&gt;Quando torna in plancia sua moglie capisce immediatamente che sono in guai seri, una lacrima le solca il viso. Sa che quello che le dirà non le piacerà:&lt;br /&gt;anche se per loro il trasferimento è stato istantaneo, dal sistema di diagnostica risulta che nello spazio reale sono trascorsi quasi quattromila anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche riuscissero a tornare a casa, tutto sarebbe diverso: non ci sarebbero più parenti da abbracciare ed amici da salutare, anche la civiltà che conoscevano sarebbe stata diversa.&lt;br /&gt;Il marito la abbraccia forte e restano così per tanto tempo, non saprebbero nemmeno dire per quanto.&lt;br /&gt;Poi lei comincia a parlare della vita che aveva sempre sognato, di dove avrebbe voluto vivere: quel mondo tutto verde con due lune, hai presente? Ti ricordi che paesaggi? E che pace!&lt;br /&gt;Le sarebbe piaciuto crescere laggiù il suo piccolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il marito le accarezza la testa con dolcezza e cerca di infonderle un po' di coraggio: parli come se ormai fossimo spacciati ma siamo ancora vivi, e la nave è in perfette condizioni, potremmo stare in vita per anni e chissà, non si può mai dire.&lt;br /&gt;I mesi passano, tutti uguali.. gli sembra di impazzire ma per fortuna loro figlio è nato e sta crescendo forte e sano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La loro unica ragione di vita.&lt;br /&gt;Loro fanno tutto quello che possono per farlo vivere felice, giocano con lui, gli fanno da insegnanti per dargli un istruzione, anche se in cuor loro sanno che non potrà mai metterla a frutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati sette anni da quel tragico giorno che lasciarono il porto, più altri quattromila per il resto dell'universo.&lt;br /&gt;Ogni notte lei sognava che un astronave della flotta veniva a raccoglierli per portarli a casa e ogni maledetta mattina si svegliava piangendo. Allora scriveva nel diario di bordo, ormai diventato il suo diario tutta la frustrazione per quel trattamento ingiusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno aveva raccolto il loro messaggio lanciato anni prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Suo marito però era sempre lì a consolarla, se non fosse stato per lui a quest'ora avrebbe già preso la Pillola.&lt;br /&gt;La "dolce morte" la chiamano gli astronauti: è come dormire ma non ti svegli più. La soluzione più indolore per casi come il loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi però è il giorno zero: il supporto vitale della nave non è più in grado di svolgere il suo compito: niente più calore, acqua cibo e aria ma solo il lento congelamento della nave alla balia del freddo vuoto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultimo piatto è per loro figlio, il suo preferito. Dopo aver mangiato lui chiede mamma, quand'è che andiamo in quel posto tutto verde di cui mi parli tanto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stavolta anche il marito piange ed è lui a rispondere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presto, figlio mio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così dicendo gli porge una pillola di forma triangolare di un blu brillante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho sonno papà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mamma lo stringe forte tra le sue braccia, sinchè non si addormenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso tocca a loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'SOS era giunto sul loro mondo cento anni addietro, quando ancora le astronavi si muovevano con andatura incerta nell'orbita del pianeta. Il Contatto come lo chiamavano, fu per loro un faro per lo sviluppo e la ricerca nello spazio, la conferma che non erano soli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando gli scienziati localizzarono la sorgente del messaggio restarono sbalorditi poiché aveva origine a soli 90 milioni di chilometri dal loro sistema solare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti eventi si susseguirono da allora, che culminarono con la costruzione della prima nave extrasolare con equipaggio e oggi, sette anni dopo la partenza, quelle persone possono osservare da vicino il vascello dalle forme così insolite.&lt;br /&gt;All'interno della nave nessun segno di vita e nessuna luce, tutto rimane immoto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La squadra di esplorazione entra nell'astronave. Perlustrano tutti i ponti, vedono apparecchiature e simboli sconosciuti e piante dalle forme esotiche cristallizzate dal gelo cosmico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine li trovano.&lt;br /&gt;I tre esseri sono lì, distesi su una superficie simile ad un letto. Uno dei due più grandi, quello cinto ai fianchi dal braccio dell'altro, stringe, a se il più piccolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bassissima temperatura ha fotografato il ricordo di quella sciagura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto l'equipaggio lavora alacremente per decifrare il diario di bordo, per poter capire cosa possa essere accaduto.&lt;br /&gt;Passano i mesi, ma finalmente ci riescono. Apprendono del guasto ai motori iperspaziali, dei 4000 anni che li avevano separati per sempre dalle loro genti. E poi l'amore, la rabbia e la frustrazione di due genitori per il futuro beffardo e crudelmente negato al proprio figlio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso è tempo di tornare a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno parla sulla nave, i loro ordini sono chiari: in caso di relitto rimorchiare la nave sino a casa; solo che si sentono come se avessero violato la tomba di un loro caro.&lt;br /&gt;Perchè per quanto il tempo e la distanza separassero questi esseri dalla pelle verde e squamosa da loro, i sentimenti che mostrarono furono gli stessi di quelli umani.&lt;br /&gt;In un certo senso realizzarono il sogno di questa madre: probabilmente la Terra le piacerebbe molto, se potesse vederla. Fu parere comune di tutti i governi del globo quello di concedere degna sepoltura a quegli sventurati nel fitto verde di una foresta, lontani da occhi indiscreti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sciagura capitata a quei poveri naufraghi provenienti da stelle lontane fu però la fortuna del genere umano che grazie ai segreti custoditi in quella nave riuscì a aprirsi la via tra le stelle.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21945358761755230-3937070477985669111?l=zetaracconti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zetaracconti.blogspot.com/feeds/3937070477985669111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21945358761755230&amp;postID=3937070477985669111&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21945358761755230/posts/default/3937070477985669111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21945358761755230/posts/default/3937070477985669111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zetaracconti.blogspot.com/2008/03/deep.html' title='Deep'/><author><name>Sergio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03628565534835818797</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21945358761755230.post-1549206769518835566</id><published>2008-02-29T08:43:00.000-08:00</published><updated>2008-03-03T08:21:01.804-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Presentazione'/><title type='text'>Benvenuti!</title><content type='html'>Questo blog nasce per rendere pubblici i miei racconti.&lt;br /&gt;Il mio genere preferito è la fantascienza, ma non disdegno gli altri se mi sento ispirato.&lt;br /&gt;L'idea è di creare uno spazio aperto a tutti, dove chiunque è il benvenuto e può lasciare un commento.&lt;br /&gt;Siete invitati a lasciare il voto nell'area dei sondaggi presto online per esprimere le vostre preferenze.&lt;br /&gt;A breve pubblicherò il mio primo racconto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stay tuned!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21945358761755230-1549206769518835566?l=zetaracconti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zetaracconti.blogspot.com/feeds/1549206769518835566/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21945358761755230&amp;postID=1549206769518835566&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21945358761755230/posts/default/1549206769518835566'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21945358761755230/posts/default/1549206769518835566'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zetaracconti.blogspot.com/2008/02/benvenuti.html' title='Benvenuti!'/><author><name>Sergio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03628565534835818797</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21945358761755230.post-4437021790208282515</id><published>2008-02-29T03:30:00.000-08:00</published><updated>2008-04-30T03:03:24.527-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantascienza'/><title type='text'>Katoptes</title><content type='html'>Cadde.&lt;br /&gt;Ma non era il primo.&lt;br /&gt;Era già accaduto a Tunguska, ma quella volta non ne rimase molto.&lt;br /&gt;Questa volta invece l'impatto fu molto più morbido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per una sorta di diritto acquisito ogni oggetto che cade dal cielo è di competenza della NASA, ed anche in questa occasione non si era smentita: un piccolo esercito bianco composto da automobili, camion ed elicotteri marciava a passo sostenuto nell'Outback australiano sotto il vessillo dell'ente spaziale americano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il deserto rossastro era immerso nell'oscurità della notte rischiarato flebilmente dalla falce di luna calante, ma all'orizzonte un intenso bagliore arancione diventava sempre più visibile man mano che gli uomini dell'agenzia lo avvicinavano come naviganti guidati da un faro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La luce arancione ormai rischiarava il deserto circostante e mescolandosi con la sabbia rossastra donava alla scena un aspetto surreale; il bagliore era prodotto dalle sterpaglie in fiamme incendiatesi nell'impatto dell'oggetto col terreno, oggetto che ora giaceva immobile sul fondo di un cratere largo un centinaio di metri e profondo un terzo. Il metallo era ancora surriscaldato dal viaggio nell'atmosfera e le chiazze di materiale incandescente pulsavano sulla superficie dell'oggetto con tale intensità da farlo sembrare vivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I camion furono i primi ad avvicinarsi al cratere dove subito vomitarono dai loro container uomini in tute pressurizzate che eressero in tempo record una struttura gonfiabile intorno al luogo d'impatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A meno di un'ora dall'arrivo, una decina di persone si affannava attorno all'oggetto ora disseppellito e posizionato su un grosso palco metallico all'interno di una camera a tenuta stagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo tre giorni di analisi ininterrotte, il fermento era ancora altissimo.&lt;br /&gt;L'Oggetto era lungo dodici metri e largo sei, ricoperto di strane incisioni rimaste incredibilmente illese dal rientro incontrollato.&lt;br /&gt;La parte superiore del guscio era stata rimossa ed adagiata alla parete, dove altri tecnici analizzavano l'impossibile per capirci qualcosa.&lt;br /&gt;Ma il maggior fermento era intorno alla meccanica interna dell'oggetto: c'era poco e niente che potesse ricordare la tecnologia conosciuta.&lt;br /&gt;All'interno solo dodici dischi di spesso cristallo contenenti delle strane sostanze e suddivisi in due gruppi, uno da otto ed uno da quattro.&lt;br /&gt;Ogni ampolla del primo gruppo conteneva un liquido verdastro, in due di esse la sostanza brillava di una fioca luminescenza.&lt;br /&gt;Le ampolle del secondo gruppo contenevano una sostanza azzurro ghiaccio, gelatinosa alla vista.&lt;br /&gt;Da entrambi i gruppi dipartivano numerosi fasci di rigidi cavi dorati minuziosamente allineati tra loro e saldati al telaio per mantenerli in posizione.&lt;br /&gt;Seguendo queste linee i tecnici scoprirono una camera sigillata al di sotto dei dischi, contenente un intricata massa di cavi più sottili, intrecciati come il metallo di una cotta di maglia; ogni nodo immerso in una curiosa sfera rossa.&lt;br /&gt;Altri fasci raggiungevano gli estremi dell' Oggetto e terminavano intorno a dei grossi cilindri metallici, uno per lato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mark Thompson, capo tecnico ricercatore della Nasa abbandonò la camera stagna per fare rapporto al suo superiore Bill Rand, che si trovava nella sala di controllo proprio di fronte all'oggetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- "allora Mark" disse il capo, "ci sono novità?"&lt;br /&gt;-"qualunque cosa sia non è stato costruito da nessun ente spaziale o militare conosciuto" rispose il tecnico.&lt;br /&gt;-"dunque la provenienza?"&lt;br /&gt;-"Sconosciuta. Houston ha calcolato i vettori a partire dal luogo di impatto.. secondo loro quella cosa era in orbita da anni, forse secoli ma non sappiamo chi e perchè l'abbia messa lassù. Sappiamo solo che la datazione al carbonio 14 dei liquidi interni la fa risalire a 12.000 anni prima di Cristo"&lt;br /&gt;-"Cristo!"&lt;br /&gt;-"Eggià" rispose cupo Mark&lt;br /&gt;-"Cosa sono le incisioni sul guscio?"&lt;br /&gt;-"Non ne siamo molto sicuri, ma ricordano i geroglifici delle civiltà precolombiane, solo molto più complesse" ed aggiunse anticipando la domanda "non sappiamo cosa significhino, dovremo per forza inviare il guscio a qualche archeologo con le palle"&lt;br /&gt;-"capisco" si limitò a dire Bill, poi chiese"E dei liquidi all'interno cosa mi sai dire?"&lt;br /&gt;-"Sono dei miracoli di ingegneria" rispose il tecnico eccitato "abbiamo analizzato al microscopio il liquido verde che brillava ed abbiamo scoperto un ecosistema completo in scala microscopica"&lt;br /&gt;-"puoi spiegarti meglio?"&lt;br /&gt;-"si: il liquido è una soluzione di nutrienti che mantiene in vita alghe unicellulari, le quali sono la base di un ecosistema che ha sul gradino più alto degli organismi unicellulari che generano bioelettricità. In pratica sono delle batterie. In sei di loro però gli ecosistemi erano morti. Probabilmente è per quello che quell'affare è piombato giù"&lt;br /&gt;-"E degli organismi così piccoli possono far volare una cosa come quella?"&lt;br /&gt;-"No, assolutamente. In realtà generano energia a malapena sufficiente per correzioni di volo nello spazio, dove non c'è attrito."&lt;br /&gt;-"Ma come fa a muoversi nello spazio senza propulsori? Il guscio è ermetico"&lt;br /&gt;-"Hai presente i cilindri metallici nei quattro punti cardinali all'interno del guscio? Ne abbiamo analizzato uno ed abbiamo scoperto che sono condensatori molto simili a quelli che si usano in elettronica. Alimentandoli con energia elettrica generano dei flebili campi elettrodinamici inutili sulla Terra, ma efficaci nello spazio. Il principio è lo stesso del nostro satellite sperimentale OMPT"&lt;br /&gt;- Bill fischiò in ammirazione e disse: "Questo ben prima che gli uomini costruissero le piramidi"&lt;br /&gt;-"E non è finita qui" aggiunse Mark con enfasi, "il gel azzurro è una sorta di memoria elettronica ed collegata direttamente col groviglio di cavi che pensiamo sia una rete neurale, dove le sfere rosse simulano i neuroni." dopo una pausa di riflessione esclamò: "Cazzo Bill, quella cosa è intelligente!"&lt;br /&gt;-"Quanto intelligente?"&lt;br /&gt;-"Abbastanza intelligente da restare in orbita per 12.000 anni senza che nessuno la controllasse, abbastanza intelligente per schivare i rottami spaziali che da più di cinquant'anni continuiamo a vomitare lassù ed abbastanza intelligente da capire che non si trova più nello spazio, dal momento che l'attività neurale continua ancora ma ha smesso di alimentare i propulsori. Ti basta?"&lt;br /&gt;-"Si, si mi basta, anzi è anche troppo intelligente per i miei gusti! Ma alla fine che cos'è? Chi o che cosa l'ha messo lassù quando i nostri antenati neanche sapevano accendere un fuoco? E soprattutto che cazzo ci stava a fare sopra le nostre teste?", Bill iniziava a sentirsi nervoso "Ho il telefono che non fa altro che squillare e sai chi è che chiama? Uno è il presidente degli Stati Uniti e l'altro il suo Generale preferito. Tutti e due vogliono le risposte alle domande che ho ti appena fatto. Sotto con il lavoro, abbiamo bisogno di risposte!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risposte.. che testa di cazzo.. non abbiamo trovato il solito sasso con un pò di ferro dentro, non si possono trovare risposte in dieci minuti ad un mistero di 12.000 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo pensiero Mark lo tenne per se e si avviò fuori a prendere una boccata d'aria nel fresco deserto del primo mattino.&lt;br /&gt;Volse lo sguardo al bordo del cratere e notò una sagoma nera che si stagliava contro il cielo azzurro; neanche il tempo di adattare gli occhi al forte contrasto della luce diurna, che la sagoma voltò su se stessa e sparì.&lt;br /&gt;Tre giorni dopo, alle quattro del mattino Mark fu svegliato dal bussare sulla porta del suo container-alloggio, aveva lavorato ininterrottamente per 36 ore e si era concesso un pò di riposo. Chi lo stava cercando sembrava intenzionato ad abbattere la porta, se lui non avesse risposto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mark andò ad aprire e trovò il suo collaboratore Robert sudato e con uno sguardo spiritato come se avesse visto un fantasma che disse "Abbiamo l'immagine!" e corse di nuovo verso il laboratorio. Mark lo seguì a ruota scattando come un centometrista; fortuna che dormiva vestito. Ora l'Oggetto era circondato da tutto lo staff di ricerca. Mark si fece largo tra i colleghi e si portò in prima fila e si mise a fianco a Bill. Un fascio di cavi elettrici era stato innestato sui fili dorati di ogni disco con il gel azzurro e tutti confluivano in un unico circuito elettrico costruito per l'occasione. Il circuito era collegato a sua volta ad un computer portatile che ora mostrava sul monitor una serie di geroglifici come quelli incisi sul guscio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-"Tutto qui?" disse Mark.&lt;br /&gt;Bill, più addormentato di lui, gli fece eco seccato.&lt;br /&gt;-"Oh no! Questo è solo l'inizio" rispose Robert, con il tono di chi sa di avere qualcosa che scotta tra le mani&lt;br /&gt;Digitando sulla tastiera, Robert prelevò altri dati dalla memoria. Ora sullo schermo comparve la Terra.&lt;br /&gt;"La Terra!" urlò Bill! "Stiamo vedendo la Terra come era 12.000 anni fa!"&lt;br /&gt;Il globo era visibile nella sua interezza, sia l'emisfero in ombra che quello illuminato dal sole; il video estratto malamente risultava accelerato ed il pianeta ruotava velocemente, come in quei documentari naturalistici.&lt;br /&gt;Mark esclamò sottovoce "Ma che cazzo.." poi spaventò Robert urlando "FERMA! FERMA IL VIDEO!"&lt;br /&gt;Robert eseguì. Il vociare della sala si spense di colpo.&lt;br /&gt;Tra le coste americane e quelle europee c'era qualcosa che non ci doveva essere: un lembo di terra grosso come l'Australia.&lt;br /&gt;Robert aveva fermato l'immagine leggermente in ritardo ed il continente era entrato nell'emisfero notturno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti rimasero a bocca aperta: luci! c'erano delle luci laggiù! Erano disposte in cerchio a partire da un centro comune, sembravano appartenere ad un unica, estesa città.&lt;br /&gt;Ad un cenno di Bill, Robert fece ripartire il video. Questi riprese a scatti, saltando dei fotogrammi di tanto in tanto. L'immagine cambiò di colpo e se possibile stupì ancora di più i presenti.&lt;br /&gt;Il monitor mostrava l'Asia, più verdeggiante di come appare oggi, d'un tratto un immensa esplosione rossa sbocciava come un fiore spazzando via persino le nuvole intorno. Lo zoom si riduce e permettendo di vedere una Terra costellata di queste esplosioni rosse. Il filmato scattò ancora: ora mostrava un uomo che parlava in una lingua sconosciuta sulla sommità di un edificio che ricordava le piramidi Maya. Sullo sfondo si vedevano chiaramente degli edifici che sembravano grattacieli, piramidi Maya e persino egiziane si stagliavano contro un cielo cupo, troppo cupo per essere reale. L'orizzonte sembrava tremare, forse il video era danneggiato.&lt;br /&gt;L'uomo aveva negli occhi uno sguardo allarmato, ma parlava con voce tranquilla, quasi rassegnata. La qualità del video era sufficientemente buona per vedere che delle lacrime silenziose scivolavano sul suo viso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre parlava, l'orizzonte tremolante cresceva sempre di più, sino rivelarsi una gigantesca onda alta più della città. L'uomo continuava a parlare, incurante della forza travolgente che inghiottiva e sbriciolava all'istante quelle maestose costruzioni. La massa d'acua gli arrivò velocissima addosso scaraventandolo contro la cinepresa, per un fugace attimo la sua faccia rimase schiacciata contro lo schermo, poi rimase solo un silenzioso effetto neve. Nessuno nella stanza proferiva parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo ad interrompere il silenzio fu Bill che con la bocca impastata chiese "C'è altro?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Robert impartì una serie di comandi e sullo schermo comparve di nuovo l'immagine della Terra, ma questa volta la stranezza non era un continente in più, bensì la mancanza di tutti i continenti all'appello. Tutto era ricoperto dalle acque, qua e là in un vasto oceano spuntava qualche isola, ma era del tutto impossibile identificarle; anche i poli erano scomparsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il video si interruppe. Robert non riuscì a recuperare di più.&lt;br /&gt;Mark parlò ad alta voce, anche se in realtà piuttosto conversando con se stesso.&lt;br /&gt;"Mio Dio..quella non può essere altro che Atlantide! Questo oggetto dev'essere stato un satellite di osservazione al quale forse è stato affidato l'ultimo messaggio di una civiltà morente prima del.." si fermò un attimo per trovare le parole.&lt;br /&gt;Robert suggerì "inondazione?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Diluvio" precisò una voce sconosciuta alle sue spalle. Mark si voltò e riconobbe la figura sul che aveva intravisto sul bordo del cratere: non era nera per via del forte contrasto ma perchè l'uomo, austero e brizzolato, indossava una tunica nera. Sembrava una tenuta da vescovo ma totalmente priva di colori.&lt;br /&gt;Bill visibilmente impacciato si sentì in dovere di presentare quella persona: "Mark, posso presentarti Monsignor Alberti, inviato della Santa Sede?"&lt;br /&gt;Mark notò solo in quel momento che tutti gli altri tecnici erano scomparsi, ad eccezione di Robert. Probabilmente avevano ricevuto l'ordine di allontanarsi.&lt;br /&gt;Il capo tecnico, che non aveva mai brillato in teologia, disse "E cosa ci fa un prete qui?"&lt;br /&gt;Alberti rispose in perfetto inglese: "Lei non vede molti preti ,vero, Mr Thompson? No, non sono un semplice pastore: quelli come me non li ha mai visti nessuno, almeno in questo secolo" gli occhi del clerico non si staccavano da quelli di Mark e nemmeno si prendevano la briga di sbattere le palpebre.&lt;br /&gt;Mark rispose "Va bene, mi dica perchè è qui".&lt;br /&gt;Alberti si avvicinò con noncuranza all'Oggetto e disse facendo scorrere la mano guantata sul telaio"Diciamo che il Vaticano non è così insensibile alla scienza come si vuol fare credere: per certi argomenti anzi ha un interesse quasi, come dire.. morboso" si chinò con tranquillità per osservare l'interno dell'Oggetto, poi si raddrizzò e disse ai tecnici: "l'Oggetto, o Katoptes come ci piace chiamarlo, è a partire da questo momento di proprietà della Santa Chiesa. Un nostro elicottero verrà a prelevarlo per portarlo in un posto dove non potrà nuocere all'Unica Verità.&lt;br /&gt;"Ma neanche per sogno!" protestò Robert "questa scoperta appartiene alla Nasa ed agli Stati Uniti d'America. Non avete il diritto di fare questo. Fa qualcosa Bill!"&lt;br /&gt;Bill scrollò la testa, impotente.&lt;br /&gt;Mark allungò un braccio per contenere la rabbia del suo collega e disse ad Alberti "Così si chiama Katoptes.. è una parola del greco antico: significa osservatore. Credo che voi sappiate di cosa si tratta, anche meglio di noi. Scommetto che all'unica verità darebbe fastidio se il mondo sapesse chi e che cosa provocò il Diluvio. Scommetto anche che darebbe molti grattacapi pure a voi, peggio ancora se riuscissimo a recuperare millenni di registrazione! Ma noi non ve la consegneremo tanto facilmente"&lt;br /&gt;Alberti scrollò la testa, mise una mano nella tasca interna della tunica ed estrasse una fiala di vetro con un liquido giallo e disse "Voi avete tre scelte: o fate ciò che è giusto lasciandomi trasferire il Katoptes in un posto sicuro oppure il fuoco avrà cura di cancellare ogni traccia di questa macchina blasfema"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"E la terza opzione?" chiese Robert&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alberti estrasse una pistola a canna lunga e la puntò contro il gruppetto "La terza opzione sarebbe sgradevole da adottare per un uomo di Chiesa"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Bastardo!" gridò Robert rosso di rabbia. Alberti non fece una piega e piantò una pallottola dritta nella gamba dell'uomo, che collassò a terra urlando di dolore; si avvicinò agli altri due uomini con la pistola all'altezza dei loro petti: "Ve lo chiedo ancora una volta: consegnatemi il Katoptes"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mark valutò le possibili azioni: niente da fare, li aveva messi con le spalle al muro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la coda dell'occhio vide Robert afferrare una scatola degli attrezzi; Alberti intuì qualcosa e si voltò verso il tecnico ferito, ma questi gli scagliò contro la scatola metallica che lo colpì in faccia. Sparò un colpo, ma andò a vuoto rimbalzando contro il guscio metallico del Katoptes. Mark ne approfittò per gettarsi contro l'uomo: riuscì a disarmarlo, ma caddero a terra in una colluttazione violenta e nella foga la boccetta del vescovo nero scivolò a terra.&lt;br /&gt;Rotolando sul pavimento al ritmo dei loro pugni, il clerico non era uno sprovveduto ci sapeva fare, Alberti schiacciò inavvertitamente con la schiena la fiala e subito il fuoco avvampò attorno alla sua tunica.&lt;br /&gt;Mark si allontanò scattando come una molla, mentre le fiamme crescevano di intensità.&lt;br /&gt;Il vescovo nero si rialzò in fiamme, ma invece di cercare di spegnerle guardò i tre uomini negli occhi, e con uno sguardo esaltato si gettò contro il Katoptes senza proferire parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"No!" urlarono all'unisono i tre tecnici, ma ormai era troppo tardi. La sostanza che Alberti aveva addosso era estremamente aggressiva, e nel giro di pochi istanti il satellite era avvolto dalle fiamme. Un sinistro scoppiettio proveniva dalla zona dei dischi, un rumore di vetro che si incrina, e si infrange.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"No" ripetè Mark sommessamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bill gli mise una mano sulla spalla "E' finita, andiamo via".&lt;br /&gt;Guardò ancora una volta il Katoptes in fiamme, e sentì sopra di sè tutto il peso della sconfitta, poi presero Robert sotto braccio ed uscirono dalla struttura ormai aggredita dalle fiamme.&lt;br /&gt;Portarono il tecnico ferito in infermeria, poi si sedettero affranti sul bordo del cratere ad osservare gli altri uomini della loro squadra affannarsi per spegnere l'incendio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ormai era troppo tardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- "12.000 anni di storia e misteri finiti in fiamme per colpa della follia umana" disse Bill sconsolato&lt;br /&gt;Mark non diceva nulla, non c'era nulla che si potesse dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornarono da Robert per informarsi sulla ferita. Egli riferì quello che gli avevano detto i medici: nessuna lesione grave, bisognava solo estrarre il proiettile. Almeno una buona notizia.Poi sul volto di Robert si dipinse un sorriso sardonico: "Coraggio! Abbiamo ancora il guscio e.." rovistando sotto le coperte all'altezza del petto: ".. questo" disse, mostrando agli altri un dvd.&lt;br /&gt;Mark al colmo della gioia disse: "Dimmi che è quello che penso, figlio di puttana!" e Robert annuì.&lt;br /&gt;Bill esultò abbracciando Robert, poi Mark.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tecnico aveva registrato tuttò ciò che avevano visto sul computer portatile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notizia del ritrovamento del Katoptis e dei filmati contenuti fece il giro del pianeta. Ogni media, dal giornale locale ai più grandi broadcaster TV ed Internet schiaffarono in prima pagina quelle incredibili immagini. Dell'eminenza nera nessuna traccia naturalmente, solo un vago riferimento ad un incendio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questa volta l'Unica Verità avrebbe avuto una bella gatta da pelare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fine&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21945358761755230-4437021790208282515?l=zetaracconti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zetaracconti.blogspot.com/feeds/4437021790208282515/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21945358761755230&amp;postID=4437021790208282515&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21945358761755230/posts/default/4437021790208282515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21945358761755230/posts/default/4437021790208282515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zetaracconti.blogspot.com/2008/02/katoptes.html' title='Katoptes'/><author><name>Sergio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03628565534835818797</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
